L'essenziale non è invisibile agli occhi

Riflessioni su una Giornata Modniale della Gioventù in cui si è fatta esperoenza di un'amicizia smisurata

Articolo pag.06-07

"Sono onorato di aver potuto fare questo viaggio con voi". Non sono le parole di un Papa o di un qualche altro vescovo, bensì quelle di un diciottenne iscritto alla GMG per il rotto della cuffia, a causa di un forfait dell'ultimo minuto, e sono così vere da far commuovere anche i più scettici. Le lacrime non sono segno di debolezza, sia chiaro: sono il segno del vero. C'è forse qualcosa di più bello da dire a un amico che di essere onorati di essere al suo fianco? Accettereste facilmente che qualcuno vi dica una cosa del genere? Probabilmente ne rimarreste scandalizzati, consci di tutti i difetti del carattere,del corpo, del pensiero. Però lì, sotto la statua del Cristo Re di Lisbona, che quella città la osserva da lontano, quelle parole hanno disarmato. Tutto era vero.

Si va alla GMG per questo. Noi giovani abbiamo bisogno di vedere la concretezza di quello che ci viene inse-gnato, altrimenti andiamo altrove. Lo aveva ben capito don Didimo, che in anni in cui non si poneva di certo il problema delle chiese vuote sapeva che ai ragazzi che si lanciavano verso il nuovo millennio serviva provare sulla propria pelle la convenienza di scommettere la propria vita su Cristo.

Ed ecco il Comune dei Giovani, in cui è evidente che la fede può centrare con il lavoro, con lo sport, con lo studio, con l'amore. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. Lo aveva ben capito anche San Wojtyta, il Papa che le GMG le creò. Da quel 1985, quando l'ONU indisse l'Anno internazionale della gioventù e lui volle caparbiamente fare intendere che la Chiesa non era rimasta esclusa dalla festa. Ecco, allora, l'idea: chiamare a raccolta i giovani cattolici di tutto il mondo in quella che sarebbe diventata una giornata mondiale della gioventù. Un World Youth Day! Una GMG, appunto. Era troppo importante che dopo tante promesse del '68 rimaste disattese tutto il mondo capisse ciò che Giovanni Paolo Il e la Chiesa avevano ben chiaro, e cioè che i giovani non sono importanti perché sono il "nostro futuro": i giovani sono importanti ora. Qui ed ora, proprio in quanto giovani. Sono loro, infatti, ad avvertire più di ogni altro l'inquietudine di un desiderio mai soddisfatto, che punta sempre più in alto di ogni cosa che il mondo possa offrire.

Solo i giovani possono essere così folli da rispondere a milioni da ogni angolo della terra a una chiamata che non è altro che un invito a rendere gloria a Cristo, l'unico all'altezza di quel desiderio sconfinato. Per questo una volta lì, riuniti nel suo nome, appunto, ci si scopre parte di una unità che nessuno dei presenti ha creato, nemmeno il Papa: c'era già. Dunque, anche noi, piccolo movimento nato dal carisma di un prete di provincia, siamo partiti per un viaggio difficile, a tratti impossibile, per abbracciare questa storia, quella delle GMG. Come Maria, che annunciata dall'angelo della venuta del Signore per mezzo di lei, piccola adolescente promessa sposa, si alza e va in fretta dalla cugina Elisabetta, anche lei incinta. Perché la gioia è sempre, sempre missionaria. Ce l'ha urlato il Papa, con tutta la forza che aveva in corpo in quella notte di veglia. Francesco, infatti, ci ha invitati a riflettere sul comportamento della Madonna. "Maria si alzò e andò in fretta", questo il titolo del più grande raduno al mondo. Cosa vuol dire? La fretta di Maria nell'andare ad aiutare Elisabetta è quel modo buono di alzarsi e andare di chi è stato raggiunto da uno sguardo colmo di amore. "Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te". È questo che si sente dire Maria dall'angelo e da cui è turbata: non siamo mai pronti ad essere colmi di grazia. Non siamo pronti ad essere amati. È questa, però, la radice della Carità. Di quella Carità che etimologicamente è sinonimo di amore e che è stata il filo rosso di tutta la scorsa annata del Comune dei Giovani.

È questa la radice di quella gioia così missionaria che ti slancia verso l'alto e verso l'altro, come recitava il titolo del tema annata che ci ha avvicinato alla GMG. La GMG stupisce perché la sua sostanza vince tutto, anche la proposta a volte un po' sbiadita della stessa Chie-sa. Spesso le proposte tematiche delle catechesi sono demoralizzanti: si pensa che a catturare i giovani sia l'ansia per un pianeta in piena crisi climatica, l'ingiustizia in paesi sotto il giogo della criminalità organizzata o la narrazione di un'uguaglianza che mai è esistita e mai esisterà.

Sapete, invece, cosa più di tutto rimarrà nel cuore di chi ha preso parte alla nostra spedizione? Una Via Crucis. Organizzata nei minimi dettagli, intensa, in un luogo dove si è fatta la storia recente del mondo come Fatima, ma pur sempre una Via Crucis. Cioè? Un momento in cui si fa memoria della sofferenza di Uno che davvero ha dato la sua vita per me. Difficile terminare una Via Crucis vissuta veramente senza che scenda una lacrima, che sia dagli occhi o dal cuore. È chiaro quello di cui abbiamo bisogno. Il nostro cuore pretende molto, la Chiesa lo ha sempre saputo, e la GMG è l'incontro con Cristo del suo popolo. Il cammino tremendo verso il campo dove si sarebbe tenuta la veglia si è concluso nel momento in cui era esposto il san-tissimo. Lui era lì, anche in quell'inferno, lui era lì. Chi c'era, allora, faccia memoria di cosa ha visto alla GMG. L'essenziale, si ricordi, talvolta non è invisibile agli occhi.