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Don Didimo Mantiero è stato un sacerdote italiano nato nel 1912 a Novoledo (VI) e morto nel 1991 a Bassano del Grappa (VI). E’ stato promotore di diversi movimenti, le Opere di don Didimo Mantiero (La Dieci, il Comune dei Giovani e la Scuola di Cultura Cattolica), che continuano tuttora. Joseph Ratzinger in La Comunione nella Chiesa (San Paolo Editore, 2004) lo definisce “uno dei più umili e, nella sua umiltà, tra i più grandi parroci del nostro secolo“.

Uno dei più umili e, nella sua umiltà, tra i più grandi parroci del nostro secolo
Joseph Ratzinger


1912-1937

Don Didimo Mantiero nasce a Novoledo, frazione del comune di Villaverla, in provincia di Vicenza, il 21 giugno 1912. È il quinto di dieci fratelli, fra i quali si annoverano due sacerdoti e due suore missionarie. La famiglia contadina è molto religiosa. Un fratello del padre, monsignor Antonio Mantiero, ricoprirà la carica di Vescovo di Treviso dal 1936 al 1956. Da questo zio don Didimo attingerà molti preziosi consigli per la sua attività pastorale.

1937-1946

Entra nel seminario di Vicenza a quindici anni e viene ordinato prete dal grande Vescovo monsignor Ferdinando Rodolfi nel giugno 1937.

Dotato di un’acuta intelligenza, non può proseguire negli studi a causa di una grave malattia che lo colpisce nei primi anni del suo sacerdozio. Svolge il suo apostolato tra i giovani dopo il periodo di infermità, ma viene continuamente rimosso dalle parrocchie assegnate, cause gelosie e timori.

Nel 1941 fonda la Dieci, un’associazione che, partendo dall’episodio narrato nella Genesi, nel quale Dio promette di risparmiare Sodoma se vi si troveranno dieci giusti, si propone di riunire un gruppo di persone (non è necessario che siano proprio dieci…), per lo più in una parrocchia, che si impegnano ad offrire a Dio un giorno della propria settimana per la salvezza della città.

1946-1962

Tappa importante della sua attività pastorale è la nomina a cappellano di Valdagno nell’anno 1946. Nell’oratorio di tale cittadina resterà fino al 1953, quando viene nominato parroco di Santa croce di Bassano del Grappa, parrocchia prevalentemente agricola alla periferia della città. A Valdagno, città industrializzata, tra studenti e operai, don Didimo ebbe modo di progettare la Città dei Giovani, che non ebbe pratica realizzazione per l’opposizione di qualche potentato.

A Santa Croce di Bassano, tornato invece tra i giovani contadini (al suo arrivo a Bassano nella sua parrocchia i giovani universitari erano meno di cinque), ebbe modo di meditare sul suo progetto educativo che vide pratica realizzazione nel 1962 con il sorgere del Comune dei Giovani, tutt’oggi fiorente e attivo.
Dopo un periodo di preghiera e di studio, confortato dai consigli dell’illustre amico giurista Francesco Carnelutti di Venezia, don Didimo si decise a dar vita al Comune dei Giovani pur in mancanza di adeguate strutture.
La nascita del Comune dei Giovani, preceduta da un’intensa attività catechetica nella parrocchia, segna lo sviluppo del metodo pastorale di don Didimo, metodo che ha come obiettivo la responsabilizzazione dei giovani e che si fonda su due pilastri insostituibili: la Dieci e la catechesi.

Della Dieci, don Didimo fece sempre tesoro, sull’invito di don Giovanni Calabria a coltivare tale iniziativa «che farà tanto bene nel mondo e nella Chiesa».

Farà tanto bene nel mondo e nella Chiesa.
san Giovanni Calabria

Fu un’iniziativa pastorale che viveva e vive in una grande discrezione e quasi nel nascondimento. A tale associazione, alquanto informale, don Didimo avvio le forze migliori della sua parrocchia, vecchi e ammalati, ai quali chiedeva di impetrare quotidianamente a Dio per i suoi giovani.

Dove don Didimo non si risparmiò fu nella costruzione della scuola di catechesi. Considerava i suoi catechisti la pupilla della parrocchia, a preparare i quali venivano chiamati docenti universitari, grandi nomi della cultura cattolica.

1962-1976

Al sorgere del Comune dei Giovani, nella parrocchia di Santa Croce, di cinquemila anime, ormai soggetta ad un’espansione edilizia impressionante, si contavano ottocento iscritti alla catechesi e più di cento insegnanti, due per classe, con classi mai superiori ai dodici-quindici alunni.
Il Comune dei Giovani, dopo una gestazione di due anni, nacque con il tentativo di creare unità organica tra le varie iniziative parrocchiali, con l’obiettivo finale di rendere i giovani responsabili e pronti a inserirsi nel tessuto sociale, dopo aver sperimentato la gestione in piccolo di un comune.
L’associazione fu fucina di molti amministratori e di ben due sindaci alla guida del comune di Bassano del Grappa. Alla costituzione del Comune dei Giovani però don Didimo premetteva sempre la presenza del gruppo orante della Dieci e di un’organizzata scuola di catechesi: «Solo la coscienza della Verità è fonte di unità anche con visioni politiche non omogenee».

Solo la coscienza della Verità è fonte di unità anche con visioni politiche non omogenee.
don Didimo Mantiero

 
1976-1991

La strada della Croce fisica arrivò per don Didimo all’età di 62 anni. Le morti traumatiche di alcuni suoi giovani accelerarono il progresso della malattia, il morbo di Parkinson. Nel 1976 la malattia aggredì don Didimo con virulenza, rendendogli difficile il parlare. Resistette alla guida della parrocchia, supportato dall’efficiente organizzazione creata, ma nel 1979 fu costretto a lasciare l’incarico a causa di una grave alterazione celebrale. Ritiratosi, non autosufficiente, in un piccolo appartamento reso disponibile nella scuola materna parrocchiale, fu amorosamente assistito di notte a turno per ben dieci anni dai suoi giovani.

Nel 1981 nacque la Scuola di Cultura Cattolica, per opera degli adulti usciti dall’esperienza del Comune dei Giovani. L’istituzione, sempre desiderata da don Didimo fin da primi anni della sua esperienza a Bassano, ebbe un grande successo grazie alla sapiente direzione del sociologo professor Gianfranco Morra dell’università di Bologna. A tale cattedra si susseguirono i nomi più prestigiosi della cultura cattolica italiana e internazionale. Nel 1983 nacque il Premio Nazionale al Merito della Cultura Cattolica, poi divenuto Internazionale. Le illustri personalità ecclesiastiche, politiche e accademiche che si susseguivano a Bassano passavano anche per la stanza di don Didimo, il quale non faceva altro che piangere, per la sua sofferenza.

Morì il 13 giugno 1991, festa di Sant’Antonio da Padova, di cui conservava gelosamente una reliquia ex ossibus.
È tuttora sepolto nel cimitero di Bassano del Grappa, accanto alla chiesa di Santa Croce.

Biografia liberamente desunta dalle note sulla vita dal libro Il volto più vero, redatte dall’Avv. Sergio Martinelli.

I SUOI SCRITTI

I FONDAMENTI DEL SUO CARISMA

⇒ LE ALTRE OPERE DI DON DIDIMO MANTIERO